gbm.gif (33112 byte)ACIACHINI: IL RESTAURO DEI LUOGHI DI CULTO A MILANO

 

gbn.gif (4133 byte)egli edifici religiosi è più evidente l’intenzione di non recidere i legami con la tradizione; domina il sentimento della memoria, vissuto nell’Ottocento.Gli architetti che lavorano nella seconda metà del secolo, nonostante la scoperta di nuove tecniche di restauro, non sanno sfuggire all’integrazione stilistica e non rinunciano all’idea del monumento compiuto e concluso nel suo originario stile; tuttavia alla pratica precedente dell’interpretazione soggettiva si sostituiscono la minuziosa ricerca dei documenti riguardanti l’edificio.

Uno degli architetti più importanti dell’eclettismo milanese Carlo Maciachini (1818-1888). Maciachini sostiene che il restauro è la conservazione di ciò che esiste e la riproduzione di ciò che è esistito; in restauro non si deve inventare nulla e quando le tracce dell’antico sono state perdute è più saggio copiare i motivi analoghi di un edificio dello stesso tempo per ottenere un risultato più "scientifico", ovvero per inserire integrazioni il più possibile vicine all’originale. Maciachini restaura molte chiese di Milano sia tenendo conto delle tracce già esistenti e ritrovate, sia intervenendo con integrazioni e completamenti. Le facciate degli edifici da lui restaurate sono: San Simpliciano, San Marco, Santa Maria del Carmine; a queste si può aggiungere Sant’Eustorgio il cui restauro è attribuibile a Giovanni Brocca.

SANT’EUSTORGIO: è oggetto di una serie di interventi di restauro a partire dal 1862. La facciata, alterata in seguito alle riforme del Concilio di Trento (1542-1560 ca), viene restaurata in stile neoromanico. L’architetto Giovanni Brocca progetta nuovi portali, apre due monofore e una bifora nella parte centrale; aggiunge i due contrafforti e integra la cornice di coronamento ad archetti pensili.

SAN SIMPLICIANO: per questa chiesa Maciachini elabora un progetto di completamento della facciata, nel 1869, con ampie integrazioni. Il restauro interviene pesantemente sui portali minori e le finestre trifore e bifore vengono ricostruite.

SAN MARCO: viene restaurata sempre da Maciachini attorno agli anni 1872-1873. Vengono ritrovate tracce delle strutture preesistenti, tra cui le trifore laterali e il rosone centrale; le due bifore sottostanti vengono riaperte. La facciata viene completata nella parte superiore con una cornice composta da una prima fascia di archetti evidenziati da un fondo di intonaco bianco e da una seconda fascia costituita da un fregio ininterrotto di fogliami. In corrispondenza dei contrafforti e sulla cuspide centrale Maciachini colloca alcune edicole in cotto di totale invenzione, che racchiudono statue concluse da una copertura conica.

SANTA MARIA DEL CARMINE: la facciata di questa chiesa viene riprogettata ex-novo nel 1880 da Maciachini. L’architetto propone una facciata in stile neogotico per esaltare i valori e il significato estetico dell’edificio. Vengono aggiunti elementi di totale invenzione come le ricche edicole terminali cuspidate, i complessi decorativi dei rosoni e delle cornici ad archetti pensili.