La vigna di Renzo

Dopo la fuga da Milano, Renzo ritorna al paese devastato dai Lanzichenecchi e passando davanti alla sua vigna, il paesaggio che vede è a dir poco desolante.

La vigna abbandonata e successivamente saccheggiata dalla gente del paese che se n’era servita per la legna, è una "marmaglia", un "guazzabuglio" di erbacce, rami spezzati e specie botaniche cresciute spontaneamente.

Questa descrizione del Manzoni è del tutto simbolica. Lo sguardo è quello dell’autore e non del protagonista, che attraverso panoramiche e zoom ci rappresenta una natura abbandonata a sè stessa, corrotta, disordinata, in lotta col male; proprio come l’animo dell’individuo senza la guida della ragione (come è accaduto a Renzo a Milano).

Come Leopardi, Manzoni illustra in modo dettagliatoli giardino con l’utilizzo delle sue competenze botaniche e nella descrizione si serve di parole e aggettivi di solito adoperati per la rappresentazione dell’uomo, questo per intensificare il valore simbolico del giardino.

Occorre a questo proposito ricordare che l’immagine della vigna è presente anche nelle Sacre Scritture, accostata a quelle delle erbacce che soffocano il seme.