IL GIARDINO SEGRETO

"THE SECRET GARDEN"
di Agnieszka Holland 1993

SCHEDA DI LETTURA

Il film inizia con l’immagine di una bambina che viene vestita da due cameriere indiane. La voce fuori campo ci svela che il nome della bimba è Mary Lennox, è lei stessa a presentarsi ed a narrare la vicenda che la vede protagonista.
Già dalle prime scene emergono due aspetti che si riveleranno rilevanti nello svolgimento del film: il contrasto fra il mondo dei bambini e il mondo degli adulti, la loro scarsa capacità di comunicare e di comprendersi reciprocamente; l’impossibilità da parte di Mary di piangere ("mi arrabbiavo ma non piangevo mai").
Il mondo degli adulti appare a Mary indecifrabile ed estraneo, anche ostile, specialmente quando si trova costretta a vivere in Inghilterra nella casa-castello dello zio, Lord Craven, che la ospita dopo la morte dei genitori, causata da un terremoto in India. La bambina è relegata nella sua stanza dalla rigida e severa governante, Mrs. Metolck, ma Mary è attirata dai corridoi lunghissimi e dalle infinite porte -100 stanze- che caratterizzano il castello ("la casa sembrava morta, era come avvolta da un incantesimo").
L’incantesimo che sovrasta la dimora è legato alla tragica morte della moglie di Lord Craven (zia di Mary in quanto gemella di sua madre) e alla continua minaccia di malattia e deformità del piccolo Colin.
Il senso di morte, l’incapacità di accettare il proprio figlio determinano l’infelicità di Lord Craven ("non sapeva ridere") che preferisce vivere lontano dai ricordi e dal proprio dolore.
Mary scopre i misteri del castello: il giardino segreto e l’esistenza di Colin, costretto a letto dalla eccessiva sollecitudine di Mrs. Metlock, preoccupata dei "pericoli dell’aria aperta" che possono ucciderlo.
Il giardino segreto diventa il motore delle azioni che si snodano per gran parte della pellicola fino all’epilogo finale. Mary lo scopre guidata da un pettirosso che le indica la strada e la porta di accesso, nascosta da una fitta edera.
La chiave, grande e di foggia antica, viene ritrovata dalla bambina nella stanza della zia, in un cassettino del secrétaire.
La porta è un elemento ricorrente, Mary per raggiungere il giardino segreto deve oltrepassarne molte che vengono spesso inquadrate in prospettiva una dietro l’altra a formare una lunga serie di ostacoli, di impedimenti al raggiungimento del proprio scopo. Al contrario la porta che viene aperta con la chiave ritrovata e con l’aiuto del pettirosso svela un mondo nuovo, misterioso e sconosciuto ma molto affascinante. La bambina teme però che l’abbandono in cui si trova il giardino ne abbia segnato la fine. Mary e Dickon, ragazzino esperto della natura e delle sue magie, lo riportano in vita. Insieme varcano più volte la porta nascosta (che dà accesso al giardino che era stato di Lady Craven) e riescono a risvegliarne le forze vivificatrici; in poco tempo diventa un luogo incantato, un paradiso terrestre dove tutto può accadere. Da questo momento in poi infatti avvengono numerose "magie": Mary diventa una ragazzina autonoma e responsabile, Colin riesce ad acquisire fiducia in sé, comincia a camminare e a vivere normalmente, Lord Craven viene richiamato indietro per mezzo di un vero e proprio rito magico.
La bella fiaba del lungo e faticoso cammino verso la realizzazione di sé e il raggiungimento della felicità si compie dunque nel finale dove la piccola Mary ci spiega (voce fuori campo) che l’incantesimo è finalmente spezzato: "lo zio aveva imparato a ridere ed io a piangere. Il giardino sarebbe rimasto aperto per sempre; aperto, fiorito e vivo e se guardate bene vi accorgerete che tutto il mondo è un giardino......."
L’inquadratura conclusiva è infatti dedicata a Dickon che, in groppa al suo cavallo bianco, galoppa libero e felice nella brughiera verde e sfavillante, progressivamente rimpicciolisce fino a diventare un punto bianco perso nei colori della natura.

TECNICA CINEMATOGRAFICA
Numerosi sono i movimenti di macchina: panoramiche dall’alto, carrellate, uso della steady cam. a seguire i movimenti dei personaggi, sia all’interno della casa, sia all’esterno, sia nel giardino segreto. Frequenti sono anche le soggettive che rappresentano lo sguardo e il punto di vista dei bambini, specialmente all’interno del giardino.
Per sottolineare l’aspetto fantastico e magico di quest’ultimo la regista ha utilizzato inquadrature di dettaglio sui fiori, le piante, le radici, l’acqua e il vento (stormire di foglie-altalena che dondola).
La crescita e la fioritura delle piante sono sottolineate ed esaltate mediante l’accelerazione delle immagini.
Sono presenti anche molte dissolvenze incrociate e in chiusura (valore simbolico: giardino segreto che rimanda all’esterno-universo dentro di noi/fuori di noi-).
La natura è colta nei suoi molteplici aspetti: brughiera, giardino all’inglese, giardino vittoriano, giungla indiana.
Nei due sogni presenti nel filmato vengono accostati alcuni di questi: sogno di Mary-giungla indiana; sogno di Lord Craven-giardino vittoriano e brughiera.
I colori sono estremamente variegati, si va dal grigio e marrone un po’ tetri degli interni del castello, ai toni invernali del paesaggio, allo sfolgorio delle rose, degli iris, dei gigli-importante il giglio Imperatrice d’India- in piena fioritura primaverile, al verde smeraldino del prato, al verde-rossastro della brughiera che testimoniano il trionfo della vita rappresentato anche dalla presenza degli animali: pettirossi, agnelli, caprette, daini...., (visti come nelle fiabe più tradizionali).
La musica ha un ruolo importante, sottolinea i momenti topici dell’azione: con note romantiche e celestiali nelle scene che si svolgono all’interno del giardino segreto, con la filastrocca infantile, ripetuta in contesti diversi, con la canzone popolare cantata dalla cuoca del castello, con la formula ritmata del rito magico compiuto nell’oscurità.