Questa è la mia storia, la storia di una ragazza che quando era piccola non riusciva a essere capita dalle maestre e non veniva ascoltata, ma che alla fine, grazie all’aiuto dei genitori, ha capito di avere un problema: la dislessia.
1° capitolo
La prima elementare
Nelle ultime settimane di asilo la mia maestra di nome Carla disse a mia mamma una frase che poi si avverò : “ Sua figlia non verrà capita”.
Era il mio primo giorno di scuola ed ero contentissima di andarci perché a me piaceva imparare e ascoltare, ma ben presto avrei scoperto che leggere era un ostacolo enorme, un muro invalicabile pieno di spine e di trappole.
All’inizio di problemi non c’erano tanti, perché comunque non occorreva leggere ma solo scrivere la stessa vocale o consonante più volte nel foglio. Quando invece la maestra ha incominciato a dare le schede dove bisognava aggiungere le vocali sorsero dei problemi.
Mettevo la E al posto della A e la A al posto della E. La maestra diceva che mi confondevo così perché in casa parlavo inglese e se volevo migliorare mi conveniva non parlarlo più. Mia mamma smise di parlarmi in inglese, ma in italiano e le cose non miglioravano affatto. Iniziarono le prime insufficienze e ogni volta che dovevo far firmare i brutti voti a mia mamma mi sentivo male perché sapevo che per lei era una delusione. Ma i problemi non finivano qui: quando iniziammo a fare le consonanti fu una vera catastrofe. Confondevo le V e le F, le Q e le P, le M con le N, le D con le B; era proprio un disastro e il mio quaderno era pieno di errori e di correzioni in rosso. Senza parlare delle SCI GHI GNI:quando ci volevano le I io non le mettevo e quando non ci volevano le mettevo, era proprio una strage. La cosa che però non mi faceva sentire diversa dagli altri era che comunque andavo d’accordo con tutti i miei compagni di classe e con le maestre avevo instaurato un rapporto di amicizia.
Iniziammo a comporre le prime frasi e ci fu un ennesimo declino: le doppie erano la mia rovina, era una perenne battaglia tra le righe, come se loro cercassero di farmi cadere e peggiorare continuamente e io cercavo con tutte le mie forze di combattere, ma dopo neanche un’ora di lezione ero sfinita e mi distraevo. Così le maestre iniziarono a dirmi che ero una bambina distratta e senza voglia di fare. Quello però non era vero, avrei voluto vedere loro a combattere perennemente con nemici più grandi di loro. Quello che mi rassicurava era che almeno in matematica andavo bene: mi piacevano i numeri, erano miei amici, ma anche loro non potevano aiutarmi a sconfiggere le lettere. La mia prima maestra di matematica si chiamava Rosetta ed era simpatica, mi faceva fare le cose come se fossero un gioco, mi divertivo e mi concentravo, ma anche alla fine di quelle lezioni ero sfinita, poi dovevo andare a casa a fare i compiti…. AIUTO!!!! I compiti erano la cosa più difficile, anche perché ero stanchissima e non riuscivo a concentrarmi. Quando per esempio dovevo scrivere per una pagina intera una lettera o un numero, le prime due righe erano abbastanza belle me dalla terza in poi erano tutte disordinate e quasi illeggibili; questo rafforzava l’idea della maestra Francesca (quella di italiano) che avevo poca volontà. Mi promossero, ma sai, nelle scuole elementari è difficile che un bambino venga bocciato, soprattutto se è in prima….
La seconda elementare
Non so se sia stata peggio la prima o la seconda, sta di fatto che in seconda cominciai a leggere… quella parola… leggere… e ad alta voce, in classe, davanti a tutti i miei amici, sentirmi umiliata quando la maestra dava i voti sulla lettura. E poi quel cartellone in fondo alla classe con su scritto :” Tabella dei voti sulla lettura ad alta voce” era un incubo. Tutte le volte che la maestra pronunciava le fatidica frase :” ora leggiamo ad alta voce così vi metto i voti” mi sentivo sprofondare nella mia sedia, nel mio piccolo banco mi sentivo piccola piccola e non sapeva come fare, la temperatura del mio corpo si alzava e sentivo un calore improvviso. Tutte quelle lettere messe una di fianco all’altra che si muovevano e non mi davano pace… era come se cercassero un modo per mettermi in difficoltà e ci riuscivano. Leggevo lettera per lettera cercando di farle stare ferme, quelle maledette lettere, ma loro non mi ubbidivano e continuavano nella loro danza come se io non esistessi. La cosa che non capivo era come facevano gli altri a leggere così bene anche se le parole si muovono. E come facevano a farle stare ferme e buone?.
A quelle domande non riuscivo a dare una risposta.
A mia madre sorse il dubbio che fossi dislessica, anche perché mia nonna lo era, allora andai a fare una visita in un centro della Asl dove mi fecero dei test e mi dissero che non ero dislessica: secondo loro, come aveva detto la maestra, il mio problema era legato all’inglese. ” E già, l’inglese, qualsiasi scusa è buona per dire non aiutarmi!” pensai .
Le lezioni erano sempre più difficili e la battaglia era sempre più dura, per la maestra ero sempre più distratta e mi distraevo troppo facilmente… sì sì, ma chi si credeva di essere, io ci mettevo tutta la mia buona volontà ma nessuno era disposto a credermi ed era come la battaglia con le lettere, non mi ascoltavano e non mi capivano…..
Passai anche questa , venni promossa ma…. Le maestre continuavano a dire “deve leggere a casa, così, continuando a provare, diventerà più brava”. E già, diventerà più brava… sta di fatto che quando iniziarono a darci i libri da leggere a casa io sceglievo quelli più piccoli e con le lettere più grandi ma facevo tanta fatica, mi bruciavano gli occhi e… quante lacrime versate. Perché non posso essere come gli altri? E perché sono diversa? Anche se sapevo che non ero diversa, soltanto non sapevo leggere, o meglio, sapevo leggere ma lentamente; e quando avevo finito quelle immense (per me immense voleva dire anche solo mezza pagina) righe, c’erano così tante, tante parole che alla fine non avevano senso, cioè avevano senso( perché una storia deve avere un senso) ma visto che io mi concentravo tanto sulla lettura delle parole non riuscivo a seguire il filo logico della storia e quindi mi perdevo.
La Terza, quarta e quinta elementare
Nuove materie nuovi problemi come geografia e storia. Non è stato difficile quanto la prima e la seconda perché poi mi sono adattata e me la cavavo. Mia mamma e mio padre mi leggevano le cose e io così mi ricordavo quello che dovevo sapere e quindi le interrogazioni non erano tanto brutte e poi in italiano recuperavo i brutti voti della lettura con le poesie perché avevo sviluppato molto la memoria; poi ero brava nei temi fantastici. Mi ricordo che una volta la maestra ci aveva detto che bisognava leggere tre pagine e poi ce le avrebbe fatte leggere in classe: io le avevo imparate a memoria e fu una soddisfazione quando me le fece “leggere”.
In quarta e quinta non ho trovato tante difficoltà anche perché erano cose abbastanza facili e quindi andò tutto bene. All’esame di quinta ho portato degli argomenti che conoscevo bene, come per geografia l’Inghilterra, per storia la rivoluzione industriale, e una poesia che aveva come titolo “Bambini nelle miniere “.
2° capitolo
Il passo
1° media: una montagna di libri da studiare, libri con tante pagine e dentro a quelle pagine tante parole. Una battaglia troppo grande , sarà dura………
E già, le scuole medie! Non avevo più maestre, avevo le prof. Quella di lettere, che si chiamava Brusa, e tutte le altre, che erano più o meno otto. I compagni erano quasi tutti nuovi,ma io ho legato presto con due compagne, Sara e Ylenia, due ragazze simpatiche gentili e che mi facevano sentire a casa quando ero a scuola. Purtroppo in ambito scolastico era un disastro: sì, avevo sviluppato il senso uditivo per ascoltare meglio quello che la prof diceva, e avevo la memoria per memorizzarlo, ma in una giornata di sei ore era difficile stare sempre attenti ,e poi combattere con quei testi e quelle parole difficili! e in più si aggiunse un’altra cosa difficile: prendere appunti. Non riuscivo a capire perché non ci riuscivo, le cose che scrivevo non avevano senso e in più, se riuscivo a leggerle era un miracolo, perché scrivendo veloce tralasciavo delle parole e quindi frasi intere perdevano qualunque senso.
Andavo male e quando sono andata a prendere il pagellino, c’è stata una completa delusione: quasi tutti non sufficiente, era bruttissimo, sarei stata bocciata. Ma……… avevo qualche cosa, non potevo essere stupida: studiavo tanto, mi impegnavo e il risultato era appena sufficiente Non andava bene. Allora mia mamma andò a parlare con i professori che le dissero che ero distratta, non seguivo le lezioni e mi chiudevo in me stessa. Ma a mia mamma non risultava che io non studiassi perché studiavamo insieme. Allora mi ha portato all’ospedale di Niguarda, da un dottore privato questa volta. Prima ero andata all’ospedale S. Carlo, da un neurologo, perché avevo sempre dei gran mal di testa e lui mi fece un po’ di test e esami, poi mi mandò dal neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Quest’ultimo, dopo accurati test e dopo molti incontri d mi diagnosticò la DISLESSIA!! Nella diagnosi c’è scritto:” dislessia di sviluppo che compromette significativamente i processi di apprendimento, ricadute anche sulle competenze metacognitive”. Avevamo capito qual era il problema. Ora che sapevamo cos’era abbiamo incominciato a documentarci andando su internet e facendo delle ricerche. Mia mamma ha trovato che in Inghilterra c’era un centro per chi è malato di dislessia dove ti danno degli occhiali con i quali migliori la vista del 75%. Fui promossa, per me quella promozione era meritata ma in realtà se non ci fosse stato il certificato sarei stata bocciata.
Seconda media
Intorno a Pasqua andammo in Inghilterra e feci dei test: mi diedero un foglio grigio da mettere sulle pagine dei libri che leggevo e mi dissero che dopo sei mesi dovevo tornare così mi avrebbero fatto altri test e mi avrebbero dato gli occhiali.
Intanto lavoravo anche con il neuropsichiatria di Niguarda e le cose andavano sempre meglio a scuola, mi avevano assegnato una prof. di sostegno favolosa, era simpaticissima e andavamo veramente d’accordo. Le cose ora erano veramente più facili e quella battaglia con le lettere l’avevo vinta io e avevo raggiunto un traguardo che fino a pochi mesi prima sembrava irraggiungibile !!!
I voti miglioravano e all’alba della pagella avevo solo una insufficienza.
Mi sentivo benissimo ed ero contentissima .
Terza media
Iniziò e andava tutto per il meglio o quasi, avevano fatto un pasticcio con l’assegnazione delle cattedre e mi avevano assegnato un’altra prof di sostegno che però, non si sa perché, venne licenziata. La seconda era antipaticissima e poi me ne capitò una terza molto anziana. I miei genitori mi comprarono il PC e un programma che mi leggeva le pagine che scannerizzavo.
Tutti i miei compiti li facevo sul computer e l’andamento scolastico era stabile , qualche insufficienza l’avevo ancora, ma chi non ne ha!!
Nei temi non mi valutavano più la grammatica e così andava. Dovevo scegliere le scuola superiore ed ero indecisa. Dovevo trovare una scuola che andasse bene non solo per le mie qualità e il mio carattere ma che andasse bene con il mio problema: ero indecisa tra alberghiero e turistico ma alla fine scelsi di andare al Gentileschi. Agli esami fui promossa con “buono” : era un altro traguardo superato.
Prima superiore
Ora sono passati cinque/sei mesi dall’inizio della scuola e mi trovo bene.
Amy Meloni 1F