CAMBIARE SCUOLA
Alice è una studentessa di prima superiore, arrivata nella nostra scuola in gennaio e proveniente da una scuola simile per indirizzo. Avendo avuto una pagella poco soddisfacente nel primo quadrimestre e non essendo contenta della scuola in cui si trovava, ha deciso insieme ai suoi genitori di trasferirsi a metà anno e “ ritentare”.
Ci racconta la sua esperienza.
Sembra impossibile, ma in questa Milano internazionale, “con i suoi sarti ed i suoi industriali” (Francesco de Gregori), in questa Milano fredda e indifferente, troppo stretta per chi si sente cittadino del mondo, esiste un solo liceo linguistico conosciuto come tale, “La Manzoni” ovvero scuola civica Manzoni, liceo linguistico, con due sedi nelle zone più periferiche di Milano. Essere accettati è affidato alla fortuna. Ogni anno 250 iscrizioni e 150 posti disponibili. Io sono stata sorteggiata al primo colpo e ho subito, con entusiasmo, informato la mia insegnante di inglese.
Non avevo chiesto a ragazzi che già la frequentavano se si trovassero bene, com’ erano gli insegnanti ecc. La mia unica paura era il latino.
Ma non mi sono trovata bene da subito. L’orario era lungo e sempre molto intenso ed i professori non hanno mai tenuto conto dei problemi che noi ragazzi abbiamo nel passaggio dalla scuola media a quella superiore. Non essendo abituata ad un ritmo di studio così rigido, ho avuto la sensazione di dare un’impressione negativa ai docenti. Sono stata immediatamente costretta a lasciare perdere ogni attività estranea alla scuola. Lezioni di batteria saltate, volontariato sospeso, palestra solo qualche volta, e anche le uscite del sabato sempre in pericolo. Con risultati modesti. Ma il peggio è che non mi sentivo arricchire dentro come mi aspettavo dalla scuola superiore. La scuola non poteva essere solamente studio fine a se stesso, senza visibili agganci con la realtà.
In quel periodo mi sedevo a tavola malvolentieri perché temevo le cantilene dei miei genitori. - Cambia scuola e non pensarci più. Ma perché non vuoi cambiare scuola? -
Io pensavo alle mie compagne che pian piano conoscevo meglio, al Collettivo che finalmente si era formato, all’autogestione che stava per cominciare e alla quale speravo di dare il mio contributo. Ma ero combattuta anch’io perché parecchie lezioni diventavano un tormento.
Finalmente crollo e dico un timido sì, che potrei pensare di cambiare scuola.
Scopro che l’Istituto Gentileschi non è solo Istituto tecnico ma anche liceo linguistico, che il diploma che si consegue è lo stesso della Civica Manzoni. Mi informo con chi l’ha frequentato e chi lo sta frequentando.
Ho ceduto, ma ho passato momenti brutti, chiedendomi se stessi facendo la cosa migliore per me. Durante la prima settimana avrei dato qualsiasi cosa per poter tornare nella mia classe precedente. Mi sentivo un’ “intrusa” in mezzo a gruppi di amicizia gia formati. Ho avuto momenti di tristezza e di ripensamento, non ne parlavo con nessuno ma ero preoccupata e a volte infelice.
Ma gli insegnanti erano tutti molto disponibili con me e mi hanno aiutata. Il loro metodo era per lo più, finalmente, di interrogazioni spesso programmate. In fondo bisogna studiare, capire e sapere. Le interrogazioni a sorpresa non danno una preparazione migliore. Sono andata a visitare il sito della mia nuova scuola e ho trovato un’indicazione su come migliorare i metodi di studio. Non sono riuscita a seguirli alla lettera ma mi hanno certamente aiutata.
Oggi non tornerei più indietro, mi trovo molto bene in un complesso scolastico particolare, con laboratori, piscina e auditorium, corsi diversi che mi permettono di fare spesso nuove conoscenze.
Alice