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Linea 16 > Duomo > Arte

L'intero è a cinque navate, con il transetto a tre.
Il presbiterio è profondo e cinto da un deambulatorio, a fianco del quale si aprono le due sagrestie. La navata centrale è ampia il doppio di quelle laterali, che sono di altezza leggermente decrescente, in modo da permettere l'apertura di piccole finestre ad arco acuto, sopra gli archi delle volte, che illuminano l'interno in maniera diffusa e tenue. Manca il triforio.
I cinquantadue pilastri polistili dividono le navate e sorreggono le volte a costoloni simulanti un traforo gotico. Questa decorazione fu iniziata dall'abside (metà del XV secolo), proseguita nel tiburio e ancora nel XVII, fino alle integrazioni e i rifacimenti di Achille Alberti e Alessandro Sanquirico. Molto originali sono i capitelli monumentali a nicchie e cuspidi con statue, che decorano i pilastri lungo la navata centrale, il transetto e l'abside. Alcuni capitelli sono a doppio registro, con statue di santi nelle nicchie sormontate da statue di profeti nelle cuspidi. Gli altri pilastri hanno decorazioni a motivi vegetali.
Il pavimento, su disegno originale di Pellegrino Tibaldi, fu iniziato nel 1584 e terminato, con variazioni, solo tra il 1914 e il 1940. Si tratta di un complesso intreccio di marmi chiari e scuri, tra i quali il nero Varenna, il bianco e rosa di Candoglia, il rosso d'Arzo (in origine, oggi quasi completamente sostituito dal rosso di Verona). Tibaldi definì anche gli altari laterali, i mausolei, il coro e il presbiterio (risistemato nel 1986), sulle richieste del cardinale Borromeo. L'interno oggi ha un aspetto che risente soprattutto di quest'epoca, legata al periodo della Controriforma. Nel XVIII secolo alcuni monumenti vennero trasferiti nelle campate verso la facciata, da poco completate. La facciata testimonia di per sé la complessa vicenda edilizia del complesso del Duomo, con la sedimentazione di secoli di architettura e scultura italiana.
Quello che si vede oggi è un'affrettata soluzione di compromesso dei primi del Novecento, quando si concluse che era impossibile portare a termine il progetto neogotico di Giuseppe Brentano del 1886-1888. I cinque portali e le finestre soprastanti sono del XVII secolo, il balcone centrale è del 1790 ed i tre finestroni neogotici risalgono al XIX secolo.
I basamenti dei contrafforti centrali sono decorati da rilievi seicenteschi, con telamoni della metà del XVII secolo; i rilievi sui basamenti dei contrafforti laterali sono invece del XVIII e XIX secolo. La decorazione a bassorilievo dei portali venne scolpita ai tempi dell'arcivescovo Borromeo su disegni del Cerano. Le statue di Apostoli e Profeti sulle mensole sono tutte ottocentesche. La caratteristica distintiva del Duomo di Milano, oltre alla forma di compromesso tra verticalità gotica e orizzontalità di tradizione lombarda, è la straordinaria abbondanza di sculture.
A quello che è un incomparabile campionario di statuaria dal XIV al XX secolo si dedicarono maestri di diversa provenienza, soprattutto all'inizio, con esempi che vanno dai maestri campionesi ai modi secchi di Giovannino dei Grassi, per poi passare allo stile morbido e cosmopolita dei maestri boemi, renani e dello stesso Michelino da Besozzo, fino agli esempi di scultura rinascimentale, barocca e neoclassica, con anche qualche opera déco degli anni Venti e Trenta del Novecento.L'altro grandioso ciclo decorativo riguarda le vetrate, che però, per quanto riguarda gli esempi più antichi, sono andate quasi totalmente distrutte e sono state sostituite,nei secoli XIX e XX.

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